5 ottobre 2017

Acquario di Livorno: liberata in mare la tartaruga Ruga



Una tartaruga marina Caretta caretta è stata rilasciata il 29 Settembre alle ore 10.00 nelle acque dell’Area Marina Protetta “Secche della Meloria” dopo un periodo di cura presso l’Acquario di
Livorno.
L’animale era arrivato dopo essere stato recuperato da un pescatore professionista a Vada che l’aveva trovato impigliato nelle reti. Dopo il sopralluogo del Settore Mare di ARPAT è stato trasportata con un mezzo dell’Agenzia presso l’Acquario di Livorno – struttura gestita da Costa Edutainment S.p.A. – e affidata alle cure dello staff dell’Acquario di Livorno.
L’attività di recupero di questo esemplare, e la sua ospedalizzazione presso l’Acquario di Livorno in qualità di centro di recupero, rientrano tra quelle previste dall’Osservatorio Toscano della Biodiversità di Regione Toscana (legge 30/2015).
Al suo arrivo all’Acquario di Livorno, l’esemplare era poco reattivo e visibilmente deperito; la visita veterinaria e gli esami diagnostici hanno confermato uno stato di generale debilitazione.
Le terapie specifiche si sono protratte per circa 3 mesi, finché miglioramenti clinici, alimentazione volontaria e autonoma ed ulteriori indagini diagnostiche, ne hanno consentito la sospensione. Da quel momento, la tartaruga è stata spostata in una vasca di dimensioni idonee ad una completa riabilitazione motoria, propedeutica alla liberazione. Durante la sua permanenza presso l’Acquario di Livorno l’esemplare ha aumentato il suo peso di circa il 25%, passando da 14 a 18 kg.
L’animale è stato cibato soprattutto di totani, aringhe e gamberi in grado di fornire tutte le sostanze nutritive necessarie per il recupero delle energie e della massa muscolare.
Una volta confermato il buono stato di salute l’animale è stato ritenuto idoneo ad essere liberato in mare, previa applicazione di una marcatura che consente di poterlo riconoscere in caso di rinvenimento in futuro. La targhetta metallica, applicata alla pinna anteriore destra, riporta il codice IT-RT-006 tale che chiunque lo dovesse ritrovare, in futuro, può comunicarlo, tramite la Guardia Costiera, primo anello della rete di soggetti chiamati ad intervenire in caso di animali marini in difficoltà o spiaggiati, all’ Acquario di Livorno o all’ARPAT: la segnalazione sarà di notevole importanza perché contribuirà a capire lo spostamento, almeno in parte, della tartaruga.
Inoltre - in collaborazione con il Dipartimento di Etologia dell’Università degli Studi di Pisa - è stato applicato sul carapace della tartaruga un trasmettitore satellitare, messo a disposizione da ARPAT, che permetterà di seguire l’esemplare durante i suoi spostamenti e nei prossimi mesi attraverso il sistema satellitare ARGOS- nell'ambito del progetto CARESAT coordinato dall'Università di Pisa e a supporto del monitoraggio effettuato dall’Osservatorio Toscano della Biodiversità della Regione Toscana.
Attraverso il tag satellitare è possibile visualizzare sulla piattaforma on line di CARESAT le localizzazioni della tartaruga sulla mappa ottenute dai segnali inviati dalla radiotrasmittente ai satelliti del sistema e quindi monitorare gli spostamenti effettuati da RUGA dal momento della liberazione. L’esperienza della telemetria satellitare è l’unica che fornisce dati particolarmente utili e precisi sui movimenti delle tartarughe marine comuni (della specie Caretta caretta) che frequentano le acque toscane del Santuario Pelagos.
Il rilascio è avvenuto questa mattina all’interno dell’area marina protetta “Secche della Meloria” grazie al supporto logistico della Capitaneria di Porto di Livorno che ha gentilmente messo a disposizione del personale dell’Acquario di Livorno due imbarcazioni riservate per il trasporto della tartaruga marina - ed in collaborazione con il Settore Mare di ARPAT , che ha gestito il trasporto dell’esemplare fino al molo di imbarco. A bordo dell’imbarcazione infatti, per seguire le fasi di rilascio della tartaruga “RUGA”, erano presenti il dottor Matteo Sommer, medico veterinario della struttura, Cecilia Mancusi, biologa marina del Settore Mare di ARPAT, Andrea Orlandini dello staff acquariologico dell’Acquario di Livorno.

Caratteristiche dell’esemplare liberato
Si tratta di un esemplare giovane di tartaruga marina Caretta caretta
Peso all’arrivo 14 kg
Peso liberazione: 18 kg
Lunghezza carapace: 49 cm
Larghezza carapace: 44 cm
Lunghezza totale (testa-coda): 69 cm

La Caretta caretta, abita tutti i mari delle regioni temperate, ed è sostanzialmente piscivora. Vive in mare aperto, ma ritorna alla terraferma per il fondamentale e delicato momento della deposizione delle uova, quando predilige spiagge sabbiose in prossimità di coste rocciose, con fondali sufficientemente sicuri e ricchi di risorse alimentari
Tutte le tartarughe marine sono tutelate dalla Convenzione di Washington (C.I.T.E.S, la convenzione sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate di estinzione), la cui applicazione è affidata e coordinata a livello nazionale dall’organo Servizio C.I.T.E.S. del Corpo dei Carabinieri.
Questi animali, infatti, spesso subiscono danni e sono sottoponibili a ricovero per varie cause, tra le principali:

- interferenze con le attività di pesca, principalmente dovute ai palamiti (è frequente la presenza di ami nella cavità boccale o nel tratto digerente, spesso evidenziato dal filo di nylon che fuoriesce ai margini della bocca) o alle reti (possono causare ferite, mutilazioni e, nel peggiore dei casi, il soffocamento degli animali);

- ingestione di corpi estranei, quali ad esempio sacchetti di plastica, forse scambiati per meduse (parte
della dieta naturale di questi rettili) o semplicemente perché disponibili in movimento nella colonna d’acqua;

- impatto con imbarcazioni a motore, che arrecano traumi e ferite sul carapace o sul capo (più di rado
altrove);

- inquinamento con petrolio.

La Guardia Costiera ricorda che tutte le comunicazioni, per segnalare ogni tipo di emergenza in mare,
comprese le situazioni riguardanti i mammiferi marini o tartarughe bisognosi di assistenza, possono
essere effettuate tramite il numero blu 1530, gratuito ed attivo su tutto il territorio nazionale, 24 ore su 24, che permette di contattare la Capitaneria di porto più vicina, per un intervento immediato. In questo modo verrà prontamente allertata la rete di recupero che fa capo all’Osservatorio Toscano della Biodiversità, dando così avvio a tutte le procedure necessarie soprattutto per definire a quale istituto affidare l’animale per le eventuali cure.

Fonte: Ufficio Stampa Acquario di Livorno

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